Dislessia

Si definisce Dislessia, o Disturbo Specifico della Lettura, una difficoltà nella decodifica del codice scritto che rende la lettura ad alta voce lenta e/scorretta. 

Con il termine Dislessia, quindi, “si deve intendere solo uno specifico disturbo nell’automatizzazione (velocità) e nella correttezza della lettura intesa come compito di decodifica.

Per lettura strumentale si intende quindi la capacità di riconoscere e nominare velocemente e correttamente le parole che compongono un testo (De Beni, Cisotto e Carretti, 2001).

Per le lingue trasparenti come l’Italiano in cui, in buona sostanza, si legge come è scritto), il parametro fondamentale di valutazione della lettura è la rapidità con la quale un bambino decodifica. La ricerca in Italia ha mostrato che i bambini normali aumentano la loro velocità di lettura in media di mezza sillaba per secondo all’anno, mentre di solito il dislessico presenta un miglioramento medio dimezzato.

La prima caratteristica di un bambino dislessico, quindi, è quella di esprimere una lettura ad alta voce lenta rispetto a quella dei propri compagni di classe. Tale lentezza viene fatta risalire a una mancata automatizzazione dell’accesso alle componenti delle parole (inizialmente singole lettere, poi sillabe, prefissi, suffissi e morfemi). Accanto al parametro della rapidità, per la valutazione della lettura si inserisce anche quello della correttezza.
Tipicamente, il bambino dislessico compie errori di transcodifica, cioè commette errori nel passaggio dal codice scritto a quello orale, sia a livello di singole lettere e sillabe (inversioni, sostituzioni, omissioni), sia di intere parole (anticipazioni scorrette, creazione di neologismi, omissioni). La Dislessia si può presentare in modalità molto diverse da bambino a bambino: tali modalità possono non essere presenti contemporaneamente, rendendo piuttosto vari ed eterogenei i profili di Dislessia che si possono incontrare all’interno delle classi.
È proprio all’interno della Scuola Primaria che il bambino comincia il suo percorso di alfabetizzazione, e fin dalla prima classe il bambino con Dislessia ottiene delle prestazioni sensibilmente diverse da quelle dei compagni: legge decifrando lentamente singole lettere, presenta un incerto accesso alla sillaba, decodifica anche parole comuni con errori che le trasformano in non-parole, sembra non controllare stabilmente il significato di singole parole. Entro la metà del primo anno della Scuola Primaria gli insegnanti possono rilevare difficoltà persistenti relative all’associazione fonema/grafema; un mancato raggiungimento del controllo sillabico (consonante-vocale); eccessiva lentezza nella lettura.
Tali difficoltà si mantengono nel corso dei successivi anni di scolarizzazione, in cui sono presenti errori che implicano una scorretta selezione della corrispondenza grafema-fonema di tipo visivo (ad esempio, a/e) e fonologico (per esempio, f/v), errori che sottendono la difficoltà nel mantenere la corretta sequenza delle lettere/suoni (inversioni, elisioni) ed errori di trascinamento (aggiunte). Permane una lentezza eccessiva che, passando dalla lettura strumentale a un uso cognitivo della lettura (cioè il leggere al fine di comprendere), causa una scarsa integrazione
tra i processi di lettura strumentale e i processi di accesso al significato.
In altre parole, più il bambino è lento, maggiori sono le difficoltà che potrebbe incontrare nel comprendere il testo che legge.
Dal un punto di vista di approccio generale al testo, il bambino dislessico di solito non ama la lettura, non ricerca attivamente compiti che la implichino, anzi manifesta in maniera più o meno aperta la tendenza a evitarli. 

Come può essere spiegata la presenza della Dislessia in un bambino? 

La Dislessia è un deficit a livello fonologico è quello che meglio spiega la Dislessia, in particolare nelle prime fasi di apprendimento (Vio e Toso, 2007). Tuttavia, ci sono bambini che, a fronte di adeguate abilità fonologiche, mostrano prestazioni caratterizzate da problemi nella discriminazione visiva dei grafemi, nella lettura di parole irregolari, e nella discriminazione di parole omofone non omografe (cioè parole che hanno lo stesso suono, ma che hanno significati diversi e si scrivono in modi diversi; per esempio, “letto” e “l’etto”). Ancora, vi sono bambini significativamente lenti nella denominazione veloce di figure, compito che richiede di accedere al lessico per recuperare significato e pronuncia. La maggioranza dei bambini dislessici, in realtà, presenta deficit in più ambiti, e questa eterogeneità causa anche la diversità di profili di Dislessia, cui è stato precedentemente accennato.

Per la diagnosi, sono necessari test standardizzati che valutino i vari livelli di abilità di lettura strumentale (brano, liste di parole e di non parole, liste di lettere) nei due parametri fondamentali dell’accuratezza e della rapidità.

La riabilitazione della Dislessia si basa su trattamenti che mirano al recupero della correttezza e dell’automatizzazione del riconoscimento delle parole.

BIBLIOGRAFIA
Bortolotti,  Zanon, Quando leggere diventa difficile, Carocci, Roma 2006.
Cornoldi, Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il Mulino, Bologna 1999.
Cornoldi (a cura di) Difficoltà e disturbi dell’apprendimento, Il Mulino, Bologna 2007.
Coruzzi, Scrivere e leggere, Mondadori Scuola, Milano 2005.
De Beni, Cisotto, Carretti, Psicologia della lettura e della scrittura, Erickson, Trento 2001.
De Beni, Cornoldi, Gruppo MT, Nuova guida alla comprensione del testo, Erickson, Trento 2004.
Molin, Poli, Pronti per la prima. Analisi e attenzione visiva nelle prime fasi di apprendimento della lettura e della scrittura, Giunti Scuola, Firenze 2009.
Stella, Quando un bambino non riesce a leggere: cosa fare, come aiutarlo, Il Mulino, Bologna 2004.
Vio, Toso, Dislessia evolutiva. Dall’identificazione del disturbo all’intervento, Carocci, Roma 2007.